Astor Piazzolla e il suo eterno tango rivoluzionario

Astor Piazzolla

Non si può parlare di Astor Piazzolla senza parlare di rivoluzione. Molti lo amano, molti lo odiano ma tutti riconoscono l’importanza che il compositore argentino ha rivestito per il panorama musicale del secolo scorso. Come quando in cucina si prova una variante di una ricetta classica: piace perché apre a nuovi orizzonti, ma allo stesso tempo rimane l’attaccamento a quello che fino a quel momento è stato “riconoscibile”.

Astor Piazzolla: chi è il compositore argentino che ha rivoluzionato il tango

26 anni fa ci lasciava a Buenos Aires il grande autore di Libertango, il pezzo che ha rivoluzionato il tango e la storia musicale di questo genere. Argentino di nascita, ma di sangue italiano, trascorse tutta la sua infanzia nella Grande Mela per poi fare ritorno, ormai adolescente, alla calda terra. Fu qui che mosse i primi passi nel panorama musicale iniziando a suonare nel 1930 il bandonèon, strumento simile alla fisarmonica arrivato in argentina tramite influssi tedeschi.

Grazie al Maestro Bela Wilda perfezionò l’utilizzo dello strumento e iniziò ad adattarlo a composizioni per piano. A soli 14 anni venne invitato dal più famoso interprete di tango della storia, Carlos Gardel, a incidere pezzi per il film “El dia que me quieras”.

Successivamente, nel suo percorso in salita, grande contributo lo ebbero la francese Nadia Boulanger, celebre insegnante e direttrice d’orchestra, che capì subito la sintonia di Astor con la musica popolare, e Alberto Ginastera, compositore e suo connazionale. Saranno loro a guidarlo verso il genere che da sempre occupava la sua mente e i suoi impulsi: il tango.

Negli anni, Astor Piazzolla – conosciuto anche come El Gato o El Gran Astor – accumulò un bagaglio ricco e raro che lo contraddistinguerà per sempre nelle sue opere e nel suo percorso e che caratterizzerà quella scia che dopo la sua morte ha continuato a fare la storia della musica.

Commozione, malinconia e allo stesso tempo forza, tenacia e vita: questa la sua musica, questi gli ingredienti di una rivoluzione che cambiò per sempre il modo di fare tango.

Octeto Buenos Aires: l’inizio della rivoluzione

“Nel 1954, mentre ero a Parigi, ho avuto l’opportunità di vedere e ascoltare molti gruppi jazz moderni, tra cui l’ottetto di Gerry Mulligan. È stato davvero meraviglioso vedere l’entusiasmo che c’era tra loro mentre suonavano, il piacere individuale delle improvvisazioni, l’entusiasmo di tutto il gruppo quando suonava un accordo, insomma, qualcosa che non avevo mai notato fino ad ora con i musicisti di tango. Come risultato di questa esperienza, è nata in me l’idea di formare l’Ottetto di Buenos Aires. Era necessario togliere il tango da quella monotonia che lo avvolgeva, sia armonico che melodico, ritmico ed estetico. Era un impulso irresistibile dargli una gerarchia musicale e altre forme di lucentezza per gli strumentisti. In poche parole, per rendere il tango entusiasta e non stancante all’esecutore e all’ascoltatore, pur essendo ancora tango, e più che mai, musica.”  – Astor Piazzolla

Nel 1957 Astor Piazzolla iniziò la rivoluzione della musica di Buenos Aires mettendo insieme 7 grandi personalità del panorama musicale e insieme a loro formò “El Octeto de Buenos Aires”: al violino Mario Francini e Hugo Baralis, al pianoforte Attilio Stampone, al bandonèon , insieme a lui, Leopoldo Federico, alla chitarra elettrica Horacio Malvicino, al violoncello José Bragato e al contrabbasso Juan Vassallo.

Nonostante la loro produzione e le loro performance non furono così numerose e malgrado le numerose critiche ricevute, El Octeto lasciò un grande segno nella storia della musica e la creatività di Astor lasciò un segno indelebile.

Ecco, cosa disse a riguardo Luis Adolfo Sierra, grande conoscitore del genere di:

“La validità di rigidi stampi tradizionali, inesorabilmente superati dal tempo, ha rimandato il naturale e necessario processo di adattamento del tango all’influenza del rinnovamento delle correnti evolutive, già definitivamente raccolte e assimilate dalle più importanti manifestazioni musicali di altre latitudini, attraverso l’inquietudine di talenti creativi (Bartók, Villa-Lobos, Chaves) che hanno adattato criteri rivoluzionari d’avanguardia alle espressioni originali dei diversi generi. L’Ottetto di Buenos Aires, nelle sue moderne concezioni estetiche e nelle sue realizzazioni tecniche avanzate, rompe totalmente e senza concessioni i convenzionali regressivi, che ancorano il tango nella sua potenziale ricchezza di contenuti e di forme. Sulla pietra angolare del classico sestetto di tango… le dimensioni numeriche ed espressive sono state aumentate con il contributo del violoncello e la sorprendente incorporazione della chitarra elettrica. Ma non si trattava di strutturare freddamente un ensemble strumentale di otto esecutori e poi di mescolare i nomi dei loro componenti. Non credo, ad esempio, che Piazzolla abbia pensato alla chitarra elettrica senza prendere in considerazione il nome di Malvicino; lo stesso vale per Francini, Bragato, Baralis, Stampone. Questa iniziativa costruttiva ha un senso organico e funzionale. Non si tratta di offrire l’originalità capricciosa di non avere cantanti e di lasciarsi travolgere dall’atteggiamento pedante di essere ascoltati e non ballati. Si tratta di un intero itinerario nella rivalutazione estetica.”

El Octeto de Buenos Aires fu un elemento di rottura e allo stesso tempo elemento essenziale per l’evoluzione della musica di Buenos Aires, poiché sancì la nascita del “nuovo tango” o “tango nuevo”.

Le influenze acquisite negli anni inglobarono il tango trasformandolo in una musica da ascoltare e da eseguire e la chiave era sicuramente il fattore poli-strumentale: tanti strumenti diversi tra loro, dall’organo Hammond alle percussioni, ed elementi innovativi derivanti dai tanti influssi di cui si era nutrito negli anni, come la musica classica e il jazz.

La formula di Astor Piazzolla: oltre il potere della tradizione

Il grande compositore argentino creò il nuovo tango unendo al ritmo uno spirito passionale, drammatico, colori, strumenti della musica colta e del jazz , realizzando composizioni estremamente nuove, ma allo stesso tempo classiche: è questa la vera rivoluzione.

Un confine così labile e di difficile percezione che fu la causa delle critiche dei più fedeli conservatori del genere che non riuscirono a concepire la rivoluzione come rivalutazione nobile e colta del genere, ma come rottura, tanto da attribuirgli l’appellativo di “el asesino del tango”.

Il tango di Piazzolla superò le barriere di tempo e spazio, come nessun’altro avrebbe potuto fare.

“Sì, è sicuro, sono un nemico del tango; ma del tango come lo intendono loro. Se tutto è cambiato, deve cambiare anche la musica di Buenos Aires. Siamo molti a voler cambiare il tango, ma questi signori che mi attaccano non lo capiscono né lo capiranno mai. Io vado avanti, senza considerarli.”

Prendetevi un momento, rilassatevi, selezionate “Libertango”, premete play e chiudete gli occhi (procedimento fatto anche prima di scrivere questo articolo, ndr). Il trasporto che questo tango di Piazzolla vi provocherà è il risultato di un intreccio di strumenti che vede uniti in un’unica travolgente sinfonia, passionale, romantica , tenebrosa e martellante, bandonèon, pianoforte, violini, violoncello, chitarra e contrabbasso.

Con “Libertango” vinse nel 1998 il Grammy Award ad Hollywood per la “migliore composizione strumentale dell’anno”e fu proprio questo evento a segnare e a valorizzare la rivoluzione geniale di Astor Piazzolla incompresa per troppo tempo.

Chi dice che il tango sia solo un ballo non conosce Astor Piazzolla: il tango è musica da ascoltare e manera de vivir. Non si fa la storia senza le rivoluzioni, è per questo che Astor Piazzolla l’ha segnata indelebilmente.